Un Patto per l’unità tra le Chiese Cristiane in Italia.

A Bari nel gennaio 2026, in occasione del primo Simposio tra le
confessioni cristiane del Paese, è stato firmato un patto per l’unità tra le
Chiese Cristiane, un documento storico che rappresenta una risposta concreta alle
sfide della secolarizzazione e del pluralismo, proponendosi di costruire
un'unità duratura nella valorizzazione delle diversità.

Durante la veglia ecumenica di venerdì 31
luglio, nella Basilica di San Nicola, nell’ambito dell’Incontro Nazionale
delle Presidenze diocesane e delle Delegazioni regionali dell’Azione cattolica
italiana svoltosi a Bari, come vice presidente diocesano dell’Azione
Cattolica di Alife-Caiazzo, ho ricevuto dalle mani del Cardinale Matteo
Zuppi, Presidente della CEI, una copia del testo del Patto da
portare nella nostra diocesi. Un gesto che assume il
valore di un mandato: «la sensibilità ecumenica non deve rimanere affidata a
pochi esperti né esaurirsi in un singolo momento di preghiera, ma diventare un
percorso condiviso all’interno delle diocesi e della vita associativa».

L’Azione Cattolica è stata invitata quindi a portare il dialogo
ecumenico nei territori, nelle parrocchie e nei cammini formativi, costruendo
occasioni di conoscenza, preghiera e collaborazione tra cristiani. Un impegno
che incontra la sensibilità dell’Azione cattolica e la sua vocazione a creare
relazioni e percorsi di fraternità. Più che un mero atto formale, il testo si
presenta come il fruttuoso coronamento di un lungo percorso di intesa. L'intento
non è annullare le differenze teologiche in nome dell'omologazione, bensì
instaurare una cooperazione solida e responsabile. Il Patto individua in Cristo
la fonte della comunione, definendo le divisioni una vera «ferita al Corpo di
Cristo». Le parti si impegnano a rifiutare qualsiasi forma di proselitismo o
rivalità, continuando a confrontarsi anche di fronte alle divergenze e
riconoscendosi reciprocamente come «sorelle nella fede».

Viene dato ampio risalto alla responsabilità verso la società civile e alle
difficoltà storiche da superare, come la resistenza al cambiamento e l'esigenza
di dare una testimonianza pubblica coesa. Il rischio principale individuato
dagli estensori è che il Patto resti un'intesa formale "di vertice".
Per evitarlo, il documento promuove la formazione ecumenica sul campo,
prevedendo summit periodici e progetti operativi condivisi. Affidato alla
misericordia divina nella speranza di una futura piena comunione, il Patto di
Bari costituisce un passo concreto per far coesistere identità differenti e
offrire una voce cristiana comune in una società sempre più plurale e
secolarizzata.
Pietro Rossi
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