Un secolo di storia dell’Azione Cattolica a Piedimonte Matese nel libro di Pietro Rossi.
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“La storia che questo volume ricostruisce e giunge fino al presente, così il Prof. Armando Pepe noto storico locale definisce l’opera, mostra la continuità di un’esperienza che, pur attraversando epoche diverse, ha mantenuto un nucleo identitario riconoscibile: la centralità della fede vissuta nella dimensione comunitaria. È in questo orizzonte che va letta la vicenda dell’Azione Cattolica parrocchiale “Pier Giorgio Frassati” di Piedimonte. Il lavoro di Pietro Rossi restituisce volti, nomi, esperienze; ma, indirettamente, racconta anche come una comunità
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| Prof. Armando Pepe |
Per
saperne di più abbiamo rivolto alcune domande all’autore stesso del libro
Pietro Rossi:
- Cosa l'ha spinta
a documentare la storia dell’Azione Cattolica proprio a Piedimonte Matese in
questo lasso di tempo?
“La spinta che ha dato vita a questo libro nasce da un sincero sentimento di gratitudine verso la mia comunità e verso chi ha attraversato quell'epoca. Piedimonte Matese non ha fatto da semplice scenario silenzioso alla Storia, con la "S" maiuscola, ma è stata un fervido punto d'incontro di vicende umane, volti e prese di posizione. Preservare questa memoria era un vero e proprio dovere morale: occorreva sottrarre all'oblio i ricordi individuali prima che sfumassero con il ricambio generazionale, trasformandoli in un'eredità collettiva.
- Quali fonti
d'archivio o testimonianze dirette locali si sono rivelate fondamentali per
ricostruire le dinamiche dell'epoca?
“Sul piano
metodologico e delle fonti, la ricerca si è strutturata attorno a due cardini
fondamentali: gli Archivi Parrocchiali di Ave Gratia Plena (AGP) e i Verbali
interni delle sezioni maschile e femminile dell'Azione Cattolica di Piedimonte
Matese. L'analisi diretta dei registri di tesseramento, degli atti costitutivi
e dei verbali delle adunanze stilati negli anni '30 e '40 ha offerto spunti di
straordinario interesse: dalle carte emerge con lucidità lo sforzo costante
dell'associazione nel custodire la propria missione educativa e spirituale,
sfidando le continue ingerenze e i condizionamenti del regime. Tuttavia, il
solo patrimonio documentario non sarebbe bastato a restituire l'autentico
respiro di quell'epoca. Decisivo è stato il contributo delle fonti orali,
raccolte attraverso i racconti degli anziani della comunità, dei testimoni
diretti e dei loro discendenti. Ascoltare la voce di chi ha frequentato la
parrocchia e l'oratorio, di chi ha vissuto in prima persona le frizioni con i
gruppi giovanili del fascismo o il fervore dei primi passi verso la
ricostruzione, ha permesso di riportare alla luce vissuti personali, sfumature
emotive e scorci di vita quotidiana che nessuna carta d'archivio avrebbe mai
potuto tramandare. Il contrasto tra la narrazione ufficiale della propaganda e
la vita reale dei circoli di Azione Cattolica a Piedimonte evidenzia in modo
straordinario la forza di una 'resistenza silenziosa' basata sulla formazione
delle coscienze.”
- In che
modo l'associazione a Piedimonte Matese è riuscita a preservare i propri spazi
educativi durante le pressioni del regime?
“L'Azione
Cattolica piedimontese è riuscita a preservare la propria presenza facendo
leva, in modo strategico, sulla propria identità puramente spirituale ed
educativa. Quando nel 1931 il regime fascista impose lo scioglimento dei gruppi
giovanili cattolici, consentendone la riapertura solo a condizione che
operassero esclusivamente in campo religioso e diocesano, la guida del clero e
dei responsabili locali fu provvidenziale: si scelse di concentrare ogni sforzo
sulla dimensione interiore, la preghiera e la catechesi. Sottraendo
l'associazione alla contrapposizione politica diretta, si privarono le autorità
locali di pretesti formali per disporne la chiusura definitiva. In questo
contesto, la parrocchia si trasformò in una fondamentale fortezza protettiva e
culturale. All'interno dei circoli e degli oratori di Piedimonte, i ragazzi
potevano sperimenta una realtà alternativa rispetto all'inquadramento delle
adunate del sabato fascista o dell'Opera Nazionale Balilla. Senza ricorrere a
un'aperta propaganda antifascista — scelta che avrebbe decretato la fine
dell'esperienza associativa —, si preferì coltivare la centralità della
persona, il senso di solidarietà, la libertà di pensiero e il valore
intangibile della dignità umana. Mantenere vivi quegli spazi significava
offrire ai giovani un riparo concreto dal pensiero unico di regime. A decretare
il successo di questa tenuta fu anche il profondo legame con il territorio
matesino e l'autorevolezza morale del clero locale. I sacerdoti e gli educatori
di Piedimonte godevano di una conoscenza capillare delle famiglie, delle
dinamiche comunitarie e persino degli ambienti istituzionali della città.
Questa solida trama di relazioni interpersonali e di reciproco rispetto permise
di stemperare i contrasti, gestire con diplomazia le fasi più critiche e
schermare l'attività associativa ordinaria dalle ingerenze dei controlli
statali.”
- Ci sono figure
storiche locali o episodi emblematici di resistenza silenziosa o di aperta
tensione con le autorità fasciste?
- Quale ruolo
ha svolto l'Azione Cattolica matesina nel tessuto sociale della città
all'indomani della Liberazione?
“Con la
conclusione del conflitto e l'avvento della Liberazione, Piedimonte Matese si
ritrovò a fare i conti con uno scenario drammatico: indigenza diffusa,
disoccupazione e moltissime famiglie indigenti o sfollate. L'Azione Cattolica
locale si pose immediatamente alla guida dei soccorsi comunitari. Sfruttando il
radicamento delle parrocchie, l'azione delle Conferenze di San Vincenzo e la
mobilitazione diretta dei propri iscritti, l'associazione affiancò alla
dimensione spirituale un impegno sociale pratico e capillare: distribuzione di
generi alimentari, tutela dei minori e sostegno umano ai nuclei familiari
devastati dalla guerra. L'apporto più incisivo e duraturo si registrò tuttavia
sul versante etico e civile. Avendo rappresentato un raro presidio di libero
pensiero durante gli anni della dittatura, l'Azione Cattolica vide maturarne i
frutti nel dopoguerra, trasformandosi in una vera scuola di cittadinanza e
democrazia applicata. Le capacità gestionali, l'orientamento al bene comune e
l'altruismo assimilati nei circoli parrocchiali permisero a molti soci di
assumere naturale leadership nella vita pubblica locale, ricoprendo incarichi
chiave nell'amministrazione, nei sindacati, nel mondo cooperativo e
nell'istruzione. In una fase di profondo disorientamento ideale e lacerazione sociale,
l'associazione operò come fattore di riappacificazione e unità. La riapertura
degli oratori e le colonie montane sul Matese restituirono ai giovani spazi di
serena socialità, speranza e condivisione. Nei fatti, l'Azione Cattolica
dimostrò che la vera rinascita di Piedimonte non si esauriva nella
ricostruzione materiale delle infrastrutture, ma passava innanzitutto
attraverso la rifondazione morale della comunità.”
- In che
misura i giovani formati nell'associazione hanno contribuito alla rinascita
civile, politica e culturale del territorio nel dopoguerra?
“L'apporto
dei giovani dell'Azione Cattolica ha espresso la sua massima efficacia travalicando
i confini ecclesiali per calarsi pienamente nel tessuto civile cittadino.
Quell'insegnamento orientato all'autonomia di pensiero e alla centralità della
persona, maturato durante la dittatura, è sfociato nel dopoguerra in una
concreta assunzione di responsabilità politica e amministrativa. Formati nelle
sezioni parrocchiali, diversi esponenti hanno messo l'integrità etica e le
proprie capacità al servizio delle istituzioni locali, contribuendo in modo
determinante all'avvio delle prime amministrazioni democratiche, alle
competizioni elettorali e alla gestione trasparente del bene comune. Anche la
vita culturale della città ha tratto profondo giovamento da questa presenza,
arricchendosi di un rinnovato dinamismo. Attraverso gruppi di ricerca, conferenze,
fogli informativi, rappresentazioni teatrali e iniziative ricreative, i giovani
dell'associazione hanno rianimato una Piedimonte reduce da anni di censura e
isolamento. Si sono così fatti interpreti di una visione culturale inclusiva e
plurale, incentrata sul confronto e sull'istruzione come strumenti di riscatto,
contrastando la piaga dell'analfabetismo e promuovendo la crescita scolastica e
professionale dei ragazzi. In campo economico e sociale, l'assimilazione della
dottrina sociale della Chiesa ha guidato l'operato di molti soci nell'ambito
del lavoro, dell'associazionismo di categoria, del sindacato e del movimento
cooperativo. La loro testimonianza ha tradotto la fede in risposte concrete
alle emergenze del territorio — dall'occupazione all'emergenza abitativa, fino
alla tutela delle fasce più fragili —, posizionando a pieno titolo i giovani
dell'Azione Cattolica tra i principali artefici della ricostruzione democratica
ed etica di Piedimonte Matese.”
- Quale
messaggio o insegnamento dell'Azione Cattolica di quel periodo storico ritiene
sia ancora attuale per la comunità di Piedimonte Matese oggi?
“Il primo,
fondamentale insegnamento risiede nell'inestimabile valore della formazione delle
coscienze. Sotto il regime fascista, l'Azione Cattolica ha attestato come, per
arginare l'omologazione e il pensiero unico, non servissero azioni clamorose,
bensì un saldo ancoraggio morale e spirituale. In un contesto contemporaneo
dominato da diverse forme di conformismo, dalla frenesia dei media digitali e
dalla scomposizione dei legami sociali, quel monito conserva un'attualità
disarmante: scommettere sui giovani, alimentandone il senso critico e la
maturazione interiore, rimane l'unico percorso praticabile per forgiare
cittadini autenticamente liberi e responsabili. La seconda grande lezione
dimostra come la fede non si traduca mai in disimpegno o distacco dal mondo.
L'esperienza dei soci di quell'epoca testimonia che credere implica
un'assunzione di responsabilità diretta verso il proprio territorio.
All'indomani del conflitto, quella comunità non si è tirata indietro: ha scelto
di profondere energie nelle istituzioni politiche, nel sistema scolastico, nei
servizi di assistenza e nella rifondazione etica della città. Per Piedimonte
Matese, raccogliere questo testimone oggi significa ritrovare la vocazione alla
cura del bene comune, superando ogni tentazione di isolamento individualistico
o di rassegnazione. Infine, la storia di quella generazione ci consegna
un'eredità di pragmatica speranza. Quegli uomini e quelle donne sono stati
capaci di traghettare il paese oltre l'oscurità della dittatura e le rovine
della guerra, preservando la coesione sociale. Attingere a quell'esempio
significa riconoscere che Piedimonte Matese possiede, nel proprio patrimonio
umano, culturale e spirituale, gli strumenti indispensabili per interpretare le
complessità del presente e progettare il futuro con rinnovata fiducia.
Un secolo di
cammino dell'Azione Cattolica piedimontese ci ribadisce che la tenuta e la
crescita di una comunità dipendono unicamente dalla capacità di prendersi cura
gli uni degli altri: è questo il lascito più prezioso che quella stagione
storica ha consegnato a tutti noi.”
Annalaura
Fantini


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