TRA ARTE DIGITALE E MAESTRIA BAROCCA, SUCCESSO DELLA SCULTURA DI FRANCESCO CIARDIELLO.

PIEDIMONTE MATESE – Un Natale tutto particolare quello di quest’anno a Piedimonte Matese, incastonata nel cuore del Parco Nazionale del Matese, è il luogo ideale per trascorrere le feste natalizie tra arte, cultura e storia, grazie al ricco programma di eventi ideato dall’amministrazione comunale che tende a risaltare il centro storico e il suo ricco patrimonio monumentale che spazia dal tardo-gotico al Barocco. Nel rione Vallata, da sabato 13 Dicembre e per tutto il tempo di Natale, il Battistero del Santuario di Ave Gratia Plena di Piedimonte Matese, ha l'onore di accogliere

"Imago Dei – Ecce Agnus", un meraviglioso gruppo scultoreo di Francesco Ciardiello, che fonde ed esalta il mistero dell’Incarnazione con quello della Redenzione. Un avvenimento particolare che combina la fede popolare con l'artigianato e l'arte locale, offrendo l'occasione perfetta per visitare il Santuario di Ave Gratia Plena un luogo di culto storicamente importante. Grande il successo di pubblico che sta riscuotendo l’opera di Francesco Ciardiello giovane artista e scultore che vive e lavora a Piedimonte Matese. La sua passione per l'arte 

affonda le radici nell'infanzia, iniziata all'età di sei anni modellando creta e scolpendo marmo e pietra dura nello storico laboratorio d'arte di famiglia, attivo dal 1969. Il suo percorso professionale lo ha portato a lavorare in diverse città italiane, tra cui Roma, Verona e Napoli, dove ha approfondito le tecniche tradizionali, lo studio dell'anatomia artistica e la storia dell'arte. All'età di diciassette anni, Ciardiello incontra la scultura digitale, introducendo nel suo processo creativo la "creta virtuale" e l'utilizzo di robot antropomorfi per la sgrossatura delle opere. Questo approccio innovativo coesiste con la profonda padronanza delle tecniche 

scultoree tradizionali, mantenendo i canoni e i virtuosismi estetici del passato come costante assoluta nell'essenza delle sue creazioni. L'identità artistica di Francesco Ciardiello si esplica in una costante evoluzione di forme, superfici, finiture e geometrie. La sua produzione è il frutto di un dialogo imprescindibile e inclusivo tra innovazione e tradizione. La sua ricerca artistica affonda le sue radici nelle tecniche ereditate dai maestri del barocco italiano, in particolare dalla scuola di scultura di Gian Lorenzo Bernini. È da questa eredità che derivano le espressioni e i virtuosismi anatomici che contraddistinguono le sue opere. Oggi, Ciardiello è un 

artista attivo su commissione in un contesto internazionale, con collaborazioni che spaziano tra USA, Corea, Slovacchia, Regno Unito e Italia. Si distingue per la realizzazione di opere non solo in marmo, ma anche in bronzo, alluminio e ottone (spesso tramite fusione a cera persa), e opere lignee. Oltre alla sua attività di scultore, ricopre i ruoli di Direttore Artistico e Lead Artist presso gli Studi d’Arte Ciardiello, ed è executive designer presso Ciardiello Marmi. Collabora inoltre con i maggiori artisti ed esponenti mondiali dell'arte contemporanea per la gestione, progettazione, modellazione e realizzazione delle loro sculture e opere figurative. Quest’opera, ha precisato l’autore dell’opera Francesco Ciardiello, offre una lettura teologicamente densa e simbolicamente stratificata della figura di Cristo come Agnello di Dio, collocando fin dall’origine della sua incarnazione il mistero della redenzione al centro della rappresentazione. Il titolo Imago Dei – Ecce Agnus mette in relazione diretta l’identità del Figlio come im­magine del Dio invisibile e la proclamazione salvifica, fondendo in un’unica espressione rivelazione e sacrificio. Gesù è raffigurato fanciullo, nudo nella sua essenzialità antropo­logica, non come segno di ingenuità, ma come manifestazione della pienezza ontologica del Verbo incarnato. La scelta di un tempo teologico, e non cronologico, consente di tenere insieme l’inizio della storia terrena di Cristo e la piena consapevolezza del suo destino salvifico, in una compresenza del “già” e del “non ancora”.

Pietro Rossi

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