COSTITUITO UN COMITATO CIVICO APOLITICO “PRO AVE GRATIA PLENA, BENE COMUNE”

Si è costituito in data 24.12.2025, quale impegno a favore
della cittadinanza, il Comitato Civico, apolitico “PRO AVE GRATIA
PLENA, BENE COMUNE”. Esso è costituito da cittadine e cittadini del Matese
e dell’Alto Casertano che intendono, con il sostegno delle Associazioni, degli
operatori sanitari, dei cittadini e dei rappresentanti istituzionali, di
sensibilizzare le Istituzioni affinchè
sia garantito agli abitanti del territorio di riferimento dell’Ospedale
Ave Gratia Plena il pieno diritto alla salute, sancito dall’Art. 32 della
Costituzione (“la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto
dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli
indigenti….”). Diritto alla salute che per essere sostanziale deve prevedere
una presa in carico tempestiva, strutturata e coordinata, garantendo sicurezza,
continuità delle cure e centralità della persona. Tutto ciò è particolarmente
necessario per le patologie tempo dipendenti (infarto del miocardio, ictus,
grandi traumi) e in un territorio contrassegnato da viabilità complessa. Abbiamo
recentemente appreso da AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari
Regionali, che supporta Stato e Regioni nella programmazione, valutazione e
miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale, monitorando i LEA e la qualità
dell’assistenza e quindi l'efficacia della programmazione ospedaliera
regionale) che, come era prevedibile, la mortalità per infarto del miocardio a
30 giorni dal ricovero per accessi avvenuti presso gli O.C. classificati quali PSA, e quindi privi del
laboratorio di emodinamica, è considerevolmente superiore a quelli dei DEA di I
livello, dotati di tecnologia avanzata. Questo è tanto più vero per il nostro
O.C., che già è riferimento per un vasto e mal collegato territorio dalla
complessa orografia. A ciò si aggiunge la considerevole distanza che lo separa
dai DEA della regione Campania. E certamente non aiuta la perdurante carenza di
personale. Né possiamo dimenticare e considerare risolte in via definitiva le problematiche
che riguardano il punto nascita. Sappiamo bene che queste e altre criticità non
dipendono dalla cattiva volontà o dalla poca disponibilità degli operatori
sanitari che, anzi, fanno spesso miracoli per garantire la migliore assistenza
possibile. Purtroppo è la cronica carenza di medici e operatori sanitari in
genere e la mancanza di tecnologia avanzata a determinare questo stato di
fatto. La carenza di personale negli ospedali pubblici è un problema
strutturale che incide direttamente sulla qualità delle cure, sulla sicurezza
dei pazienti e sul benessere degli operatori sanitari. Infatti il personale
stesso è sottoposto a turni prolungati, carichi di lavoro eccessivi, stress
cronico, affaticamento fisico e mentale. Ne derivano assenteismo, dimissioni
con passaggio alla sanità privata, richiesta di trasferimenti presso altri
nosocomi. In definitiva si determina un
peggioramento dell’immagine dell’ospedale pubblico, l’allungamento delle liste
di attesa, la migrazione verso il privato, un aumento delle disuguaglianze di
accesso alle cure e il problema diventa sociale, non solo sanitario. Ma dove
prende origine questa cronica carenza di organico presso il nostro Ospedale? Nel
corso degli anni, nell’ambito della programmazione sanitaria regionale e in
attuazione dei criteri nazionali di cui al DM 70/2015, l’ospedale di Piedimonte
Matese è stato interessato da una progressiva riduzione dell’assetto
organizzativo, con la trasformazione di alcune Unità Operative Complesse (UOC)
in Unità Operative Semplici (UOS). Tale processo, non accompagnato da un
adeguato rafforzamento degli organici, ha determinato un indebolimento
strutturale delle UOS, caratterizzate per definizione da dotazioni di personale
limitate, minore autonomia gestionale e maggiore dipendenza funzionale da altre
strutture. La collocazione del presidio in un’area interna e montana, con
difficoltà di accesso e distanza dai principali poli ospedalieri, ha
ulteriormente accentuato la criticità. Le UOS di Piedimonte Matese risultano
infatti poco attrattive per il personale sanitario, in particolare per i medici
specialisti, a causa della ridotta prospettiva di carriera, della gravosità
delle turnazioni, delle lunghe trasferte e dell’assenza di condizioni
organizzative stabili. In tale contesto, anche eventi fisiologici quali
pensionamenti, assenze prolungate o mobilità verso altri presidi producono
scoperture immediate e difficilmente recuperabili. Le UOS sono state, di fatto,
utilizzate come strumento di contenimento organizzativo, mantenendo formalmente
attivi i servizi ma senza garantire la sostenibilità operativa necessaria alla
copertura h24, alle guardie attive e alla continuità assistenziale. Questo
assetto ha inciso direttamente sulla capacità del presidio di mantenere i
requisiti richiesti per un DEA di I livello, determinando una progressiva
erosione funzionale culminata nella classificazione come PSA con il DCA
103/2018. Tale esito non deriva da una inadeguatezza strutturale o territoriale
dell’ospedale, né da una ridotta domanda di salute, ma esclusivamente dalla
carenza di personale nelle UOS, che ha compromesso l’organizzazione complessiva
del presidio. La riduzione a PSA rappresenta pertanto una soluzione difensiva e
transitoria, che non affronta le cause del problema e produce effetti negativi
sulla garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per la popolazione di
riferimento. Secondo le valutazioni tecniche di AGENAS, la carenza di personale
costituisce un fattore di rischio sistemico per l’erogazione dei LEA,
soprattutto nei presidi collocati in aree fragili. In questo quadro,
l’indebolimento delle UOS di Piedimonte Matese ha avuto come conseguenza un
aumento della pressione sui presidi limitrofi, un incremento della mobilità
sanitaria e una riduzione dell’equità di accesso alle cure. Alla luce di quanto
esposto, si evidenzia come la criticità dell’Ospedale di Piedimonte Matese non
risieda nella sua funzione territoriale, bensì nella mancata attuazione di
politiche di rafforzamento degli organici. La risposta appropriata non è il
depotenziamento del presidio, ma il ripristino di un assetto organizzativo
stabile, attraverso il potenziamento del personale, la valorizzazione delle
unità operative e il riconoscimento della specificità di area interna. In
conclusione la carenza di personale nelle Unità Operative Semplici
dell’Ospedale di Piedimonte Matese è il risultato di scelte programmatorie che
hanno progressivamente indebolito l’organizzazione del presidio. Tale
condizione ha inciso in modo determinante sulla perdita dei requisiti per il
DEA di I livello e sulla successiva classificazione come PSA. In un territorio
montano e disagiato, il superamento di questa criticità rappresenta una
condizione indispensabile per garantire i LEA e il pieno esercizio del diritto
alla salute. Pertanto necessitano una riconversione delle Unità Semplici in
Unità Complesse, concorsi dedicati per rafforzare gli organici, incentivi per i
medici non residenti nel territorio di riferimento per le trasferte o per la
collocazione stabile sul territorio, riconoscimento quale DEA di I livello,
aggiornamento delle dotazioni strumentali, potenziamento del punto nascita con
il recupero del reparto di terapia intensiva neonatale per una nascita in
sicurezza. Le iniziative di sensibilizzazione, che inizieranno al più presto,
avranno luogo nelle diverse comunità della Comunità Montana del Matese e
saranno ampiamente pubblicizzate. Si auspica una ampia e motivata
partecipazione da parte degli operatori sanitari, dei rappresentanti
istituzionali del territorio, delle associazioni, dei cittadini tutti.
Comunicato Stampa
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