L’ URLO DI CASSANDRA…

Il suicidio è un problema globale di salute pubblica, con un alto tasso di mortalità e un impatto significativo sui familiari e sulle comunità. Gli adolescenti rappresentano una fascia di età particolarmente a rischio: il suicidio è, infatti, una delle principali cause di morte tra i giovani in tutto il mondo.  È un fenomeno complesso e multifattoriale che, però, con adeguate strategie, può essere evitato; per questo la sua prevenzione deve essere un obiettivo urgente e cruciale, che richiede la collaborazione tra i vari settori della società. Lo Psicologo-psicoterapeuta, Giuseppe Guglielmo Leggiero (nella foto), con un suo recente contributo risponde ad una riflessione richiesta da molti utenti sulla problematica del suicidio in età giovanile, date le ricorrenti notizie di cronaca su episodi di suicidi tra i minori. Quindi partendo da un dialogo espone questa riflessione che prende il titolo: "L'urlo di Cassandra".

La fragilità giovanile e gli atti estremi

Ø Ecco volevo dirti che ancora una volta ci hai azzeccato...

Ø In che senso?

Ø E’ che stamattina una ragazza è entrata in classe, al terzo piano, stava parlando con le amiche, era una discussione un po' animata ma non sembrava che avesse superato il limite della vivacità, poi nel totale sconcerto di tutti e corsa verso la finestra aperta e ha spiccato “il volo”.

Ø Non si nutrono grandi speranze di vita per lei. E’ un dramma. Siamo solo riusciti ad avvertire i genitori o quel che ne resta, sembrano delle sagome genitoriali. Sgomenti ed increduli a loro dire nulla faceva presagire un gesto simile. E’ veramente un dramma.

Ecco certi giorni cominciano così, certe vite terminano così. È una subdola disperazione questa, alimentata da una povertà di valore insinuatasi a seguito della constatazione del fallimento di una minima notorietà numerica che l’avrebbe resa felice. Un Sé che non si è mai formato per il triste primato di una insufficienza di like e di seguaci virtuali. Lo spirito di questo tempo ribadisce lo Psicologo-psicoterapeuta, Giuseppe Guglielmo Leggiero  è lo spettacolo e la pubblicizzazione di sè. Queste dimensioni si sono impadronite della quotidianità mentale dei nostri giovani ed ora si propaga in un costume che contagia il loro comportamento, i quali hanno la sensazione di esistere solo se si mettono in mostra e se sono cliccati. Questi ragazzi hanno una identità da consigli per gli acquisti. Non sono loro ma sono un prodotto. Chi non si esibisce in testimonianze di rivolta, chi non ostenta, chi non fa mostra di sé anche per mezzo delle sue volgarità o non ha la capacità di far meravigliare per le sue oscenità, non attrae e pertanto, non lo riconosciamo, non c’è. Per esserci bisogna dunque apparire. Il riconoscimento degli altri ti dà una percezione di Te come di soggetto forte e valido, ma se hai pochi amici e ancor di più pochi like, non sei nessuno, se non sei niente allora si puoi anche volare. E così ti procuri il tuo sospirato attimo di notorietà, almeno hai certezza di un momento in cui vali.  Purtroppo è un istante sciocco ma dannatamente definitivo, conclusivo che non ammette ripensamenti o riprese da capo. Sei un paragrafo chiuso.  Non potrai mai sapere che ti hanno dimenticato subito e Tu non potrai più Essere e continuerai ad essere, niente. Ti sei cancellata, Tu, da questo mondo di piazze che non ci sono e di spazi immensi ed irreali che inghiottono esseri e tempi. Sei Finita, una vita trasformata in farsa. Quello che è successo, continua il Dott. Giuseppe Guglielmo Leggiero, è l’esito finale di una sofferenza precoce, un urlo rimasto inascoltato, una sofferenza senza pudore che non conosce limiti. E’ una afflizione che il rapporto tra individuo e individuo e individuo e società non riesce ad ascoltare, contenere, lenire.  A ben guardare potremmo accorgerci che è una sorta di precoce alienazione esistenziale, una volta il conflitto era Tra Avere o Essere e gli oggetti posseduti si sostituivano a parti dell’essere donando una parziale e temporalmente limitata soddisfazione con una illusoria sensazione di benessere. Poi succedeva di accorgersi che l’oggetto tanto desiderato non ci amava e perdevamo l’inganno e illusoria sensazione di aver trovato il nostro oggetto d’amore. Così correvamo alla ricerca di un nuovo oggetto da consumare e che consumasse la nostra disperazione e non esistenza. Oggi la conflittualità, conclude lo Psicologo-psicoterapeuta Giuseppe Guglielmo Leggiero, si è spostata tra Essere o Apparire dove apparire sta a significare che ci siamo trasformati e ridotti Noi agli oggetti, che una volta ci consolavano, anche in questo caso l’oggetto che siamo diventati non ha un valore duraturo perché ha perso la parte sentimentale di sé e l’alternativa per esistere e solo apparire per uscire dall’anonimato in qualsiasi modo anche il più estremo e non più rigettabile e mentre i rapporti interpersonali sono difettati di sentimento, dall’altra parte troviamo un narcisismo dirompente e cannibale, che porta a calpestare la dignità degli altri non più riconosciuti come simili ma come inanimati oggetti da consumare per gratificare il proprio sfrenato appetito compulsivo e perverso di follower. Oggi la trasformazione in oggetti rende Noi quel l’oggetto da consumare e se nessuno vuole questo oggetto cosa si fa? senza penarci, senza pudore, si butta.  Tanto nessuno sentirà il suo Urlo.

 

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