L’ URLO DI CASSANDRA…

La
fragilità giovanile e gli atti estremi
Ø Ecco
volevo dirti che ancora una volta ci hai azzeccato...
Ø In che
senso?
Ø E’ che
stamattina una ragazza è entrata in classe, al terzo piano, stava parlando con
le amiche, era una discussione un po' animata ma non sembrava che avesse
superato il limite della vivacità, poi nel totale sconcerto di tutti e corsa
verso la finestra aperta e ha spiccato “il volo”.
Ø Non si
nutrono grandi speranze di vita per lei. E’ un dramma. Siamo solo riusciti ad
avvertire i genitori o quel che ne resta, sembrano delle sagome genitoriali. Sgomenti
ed increduli a loro dire nulla faceva presagire un gesto simile. E’ veramente
un dramma.
Ecco certi
giorni cominciano così, certe vite terminano così. È una subdola disperazione
questa, alimentata da una povertà di valore insinuatasi a seguito della
constatazione del fallimento di una minima notorietà numerica che l’avrebbe
resa felice. Un Sé che non si è mai formato per il triste primato di una insufficienza
di like e di seguaci virtuali. Lo spirito di questo tempo ribadisce lo Psicologo-psicoterapeuta, Giuseppe Guglielmo Leggiero è lo spettacolo e la pubblicizzazione di sè. Queste dimensioni si sono
impadronite della quotidianità mentale dei nostri giovani ed ora si propaga in un
costume che contagia il loro comportamento, i quali hanno la sensazione di
esistere solo se si mettono in mostra e se sono cliccati. Questi ragazzi hanno
una identità da consigli per gli acquisti. Non sono loro ma sono un prodotto. Chi
non si esibisce in testimonianze di rivolta, chi non ostenta, chi non fa mostra
di sé anche per mezzo delle sue volgarità o non ha la capacità di far
meravigliare per le sue oscenità, non attrae e pertanto, non lo riconosciamo,
non c’è. Per esserci bisogna dunque apparire. Il riconoscimento degli altri ti
dà una percezione di Te come di soggetto forte e valido, ma se hai pochi amici
e ancor di più pochi like, non sei nessuno, se non sei niente allora si puoi
anche volare. E così ti procuri il tuo sospirato attimo di notorietà, almeno
hai certezza di un momento in cui vali. Purtroppo
è un istante sciocco ma dannatamente definitivo, conclusivo che non ammette
ripensamenti o riprese da capo. Sei un paragrafo chiuso. Non potrai mai sapere che ti hanno dimenticato
subito e Tu non potrai più Essere e continuerai ad essere, niente. Ti sei cancellata,
Tu, da questo mondo di piazze che non ci sono e di spazi immensi ed irreali che
inghiottono esseri e tempi. Sei Finita, una vita trasformata in farsa. Quello
che è successo, continua il Dott. Giuseppe Guglielmo Leggiero, è l’esito finale di
una sofferenza precoce, un urlo rimasto inascoltato, una sofferenza senza
pudore che non conosce limiti. E’ una afflizione che il rapporto tra individuo
e individuo e individuo e società non riesce ad ascoltare, contenere, lenire. A ben guardare potremmo accorgerci che è una
sorta di precoce alienazione esistenziale, una volta il conflitto era Tra Avere
o Essere e gli oggetti posseduti si sostituivano a parti dell’essere donando
una parziale e temporalmente limitata soddisfazione con una illusoria
sensazione di benessere. Poi succedeva di accorgersi che l’oggetto tanto
desiderato non ci amava e perdevamo l’inganno e illusoria sensazione di aver
trovato il nostro oggetto d’amore. Così correvamo alla ricerca di un nuovo
oggetto da consumare e che consumasse la nostra disperazione e non esistenza. Oggi
la conflittualità, conclude lo Psicologo-psicoterapeuta Giuseppe Guglielmo Leggiero, si è spostata tra
Essere o Apparire dove apparire sta a significare che ci siamo trasformati e
ridotti Noi agli oggetti, che una volta ci consolavano, anche in questo caso
l’oggetto che siamo diventati non ha un valore duraturo perché ha perso la
parte sentimentale di sé e l’alternativa per esistere e solo apparire per
uscire dall’anonimato in qualsiasi modo anche il più estremo e non più
rigettabile e mentre i rapporti interpersonali sono difettati di sentimento,
dall’altra parte troviamo un narcisismo dirompente e cannibale, che porta a
calpestare la dignità degli altri non più riconosciuti come simili ma come inanimati
oggetti da consumare per gratificare il proprio sfrenato appetito compulsivo e perverso
di follower. Oggi la trasformazione in oggetti rende Noi quel l’oggetto da
consumare e se nessuno vuole questo oggetto cosa si fa? senza penarci, senza
pudore, si butta. Tanto nessuno sentirà
il suo Urlo.
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